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SEO: ottimizza il tuo sito in 10 passi

SEO è quell’insieme di strategie di ottimizzazione da attuare su un sito web, al fine di aumentarne trust, reperibilità sui motori di ricerca e visibilità delle pagine web: ciò che, in altri termini, vengono chiamati risultati organici, e che si distinguono da quelli a pagamento di Google Ads (come viene chiamato oggi il vecchio Google Adwords). S.E.O., una parola periodicamente sulla bocca di tutti, è un acronimo (cioè un termine costituito dalle iniziali di una frase) che indica la Search Engine Optimization, ovvero l’attività di ottimizzazione sui motori di ricerca. SEO (Search Engine Optimization) e SEA (Search Engine Advertising), ad oggi, secondo varie classificazioni, rientrano nella cosiddetta S.E.M., acronimo per indicare il Search Engine Marketing nel suo complesso. In questa sede parleremo dei punti principali da sviluppare per condurre a regola d’arte le attività in ambito SEO, nello specifico.

Ci sono infatti vari aspetti che non riguardano direttamente l’ottimizzazione di traffico organico, per inciso, che vanno dalla succitata S.E.A. (Search Engine Advertising, quindi Google Ads ed annesse strategie) fino al P.P.C. (Pay Per-Click: chi più paga appare prima, secondo un complesso meccanismo di aste online tra i vari offerenti o advertiser), e che non hanno a che vedere nulla con la SEO, e non devono generare confusione.

Cosa fa Google per posizionare i siti

Poiché Google è il motore di ricerca più utilizzato al mondo (al netto dei pur rispettabili Bing e DuckDuckGo), quasi la totalità del traffico da motori arriverà da Google, sempre e comunque: una quota di mercato che arriva a toccare il 95%-99% di quello che arriva al sito. Se ad esempio stessimo cercando “hotel economici Roma“, ci aspettiamo che si posizionino bene le pagine web che presentano le varie offerte al prezzo più basso, oppure quelli effettivamente disponibili in tempo reale: anche una lista degli hotel consultabile facilmente, ad esempio, potrebbe funzionare  e rankarsi bene. Ecco perché è così importante essere pertinenti nel contenuto delle pagine e, come dico spesso nei nostri corsi di formazione, per posizionare bene una pagina è bene massimizzare la pertinenza tra ricerca dell’utente e contenuto della pagina.

Per classificare i siti Google valuta i fattori interni della pagina (quindi usa algoritmi appositi, ed è in grado anche di penalizzare i siti che usino tecniche scorrette o black-hat), i fattori esterni (i link e le citazioni del sito da parte di altri siti) e – indirettamente – vari indici prestazionali che vanno pero’ sempre contestualizzati: la velocità di caricamento del sito, i tempi di risposta del server, la corretta configurazione del DNS, la presenza di pagine duplicate o inutili che incidano sul crawl-budget e così via. Ad oggi, fare SEO implica soprattutto cercare di ottenere un gran numero di backlink di qualità da siti il più possibile utili, rilevanti e pertinenti – concetto derivato dall’Information Retrieval, una disciplina da cui la SEO più tecnica ha tratto vari spunti.

In questo articolo proporremo una checklist delle attività SEO più importanti che si possono effettuare su un sito web.

Check accessibilità sito lato Google

Questo è un primo requisito fondamentale quanto trascurato dai più: avete verificato che il vostro sia correttamente accessibile lato Google? Screaming Frog può essere un buono strumento per verificare la cosa, anche se è abbastanza tecnico e richiede competenze non da principianti per una corretta valutazione. Un tempo si usava anche un tool per sottoporlo esplicitamente, quello “storico” per inviare un sito a Google, che ormai serve a pochissimo dato che esiste già la Search Console, evoluta nell’ultima versione di cui abbiamo parlato tempo fa e, tra l’altro, con la recente aggiunta della funzione discover feed.

Ma oggi deve essere chiaro che Google è in grado di scansionare anche siti non direttamente sottoposti, ai quali potrebbe arrivare mediante un semplice link in ingresso: la circostanza non dipende per forza da noi, visto che chiunque potrebbe linkarci a nostra insaputa: su un blog, su una community pubblica, ecc.), per cui sottoporre il sito a Google è considerabile una pratica ormai superata. Del resto, pero’, collegare il proprio sito alla Search Console è un qualcosa di consigliabile fin da subito, visto che ci permetterà di

  1. rilevare problemi di scansione, quindi a livello di crawler
  2. evidenziare le ricerche che funzionano meglio, e capire cosa cercano quelli che già, eventualmente, arrivano sul nostro sito via motori di ricerca.

Per assicurarsi che un sito sia visibile lato Google, basta controllare un po’ di cose passo-passo:

  1. il sito deve essere perfettamente funzionante, e devono esistere delle pagine che siano pubblicamente accessibili (il sito non dovrà, ad esempio, essere in manutenzione: in quel caso Google non potrà vedere nulla). Questo ovviamente vale, soprattutto e nella pratica di ogni giorno, per i contenuti delle pagine web più importanti: contatti, blog, pagine informative sull’azienda, pagine di vendita (ad esclusione del carrello/checkout, che di norma non deve indicizzato)
  2. Le pagine web devono tassativamente restituire codice di stato HTTP 200 OK, quindi nessuno dei codici di errore o di warning intermedi (per esempio errori 500 o 404)
  3. Se esiste un file robots.txt, è necessario che sia impostato in modo corretto e non impedisca lo scaricamento di alcuni contenuti, inclusi gli script JS: in genere non è corretto bloccarne l’esecuzione da qui, tecnicamente è molto meglio fare in modo che non si possano eseguire arbitrariamente mediante l’architettura del codice del sito o del CMS (Content Management System, tipo WordPress, Joomla! o altri sistemi analoghi). Il protocollo di esclusione robots deve essere maneggiato con grande cura, ed è solitamente un’operazione classica della SEO più tecnica: meglio non mettere mano, se non sappiamo quello che stiamo facendo – o alla peggio se abbiamo problemi di indicizzazione tanto varrebbe cancellarlo o inserire un’unica direttiva ALLOW: *.
  4. Il contenuto delle pagine deve contenere un meta tag robots INDEX, FOLLOW, oppure – al limite – non deve includere questo meta-tag: se includerà quello con attributo INDEX la pagina non sarà sicuramente indicizzata, mentre se conterrà quella NOFOLLOW rischieremo di indicizzare solo parzialmente il nostro sito web.

Ottimizzazione link in ingresso verso il tuo sito

Questa fase corrisponde con le attività strategiche di link building – ovvero trovare backlink in ingresso al nostro sito web, da fonti autorevoli o pertinenti, variando opportunamente i contenuti e le anchor text oltre alla tipologia dei link (misti tra dofollow e nofollow, a discrezione del SEO volta per volta). Sulla link building ci sarebbe tanto da dire, ma cercheremo di sintetizzare in merito:

  • trovare backlink a tema con il nostro sito
  • farsi citare da portali web autorevoli
  • utilizzare in modo intelligente forum e blog
Da leggere:   Come posizionarsi su Bing

Ottimizzazione link in uscita dal tuo sito

L’ottimizzazione dei link esterni non è SEO in senso stretto, pero’ è importante per evitare:

  1. dispersione di visitatori, magari distratti da troppi link in uscita su una pagina;
  2. perdita di ROI (Return On Investment), e questo succede per esempio nelle landing page o nelle pagine di vendita che non siano concepite in modo essenziale, o che abbiano troppi link in uscita.

Quindi facciamo attenzione, anche quando scriviamo gli articoli, a mettere i link esterni in modo intelligente.

Buoni contenuti: content is king

Lavorare bene sui contenuti del sito è ormai un requisito base per qualsiasi settore, ma questo vale soprattutto in termini di intento commerciale (saper scrivere bene per vendere, che è diverso dal saper scrivere in generale), di interesse effettivo degli argomenti del blog o delle FAQ (se nessuno fa ricerche su certi argomenti, è inutile pubblicare contenuti su di essi), di presenza delle parole chiave più popolari nella pagine stesse (in questo i tool non mancano, e vanno dal Keyword Planner di Google Ads fino a strumenti di altro genere). Per quanto sia un’espressione abusata, il contenuto è sempre il re – almeno per quello che riguarda alcuni argomenti da trattare sul web – in molti altri ad altissima competizione quali casinò online o adult, ad oggi, questa cosa purtroppo non è sempre valida.

In generale, il contenuto che pubblichiamo sul nostro sito deve corrispondere alle ricerche effettive dell’utente, per cui potrebbe essere necessaria una fase di analisi e di studio a parte.

Parole chiave ottimizzate + contenuti ragionati per attrarre visitatori e motori

Portare traffico organico non è facile, ovviamente: per farlo lato organico è necessario lavorare sulle necessità effettive di chi cerca. In fase di organizzazione del piano editoriale, questo deve essere fatto con avvedutezza e ragionando su quello che piace a chi cerca, non semplicemente quello che convince noi. A volte anche un sito che usi le parole sbagliate o scriva in modo troppo prolisso o complicato può portare difficoltà in fase di posizionamento; i contenuti ben scritti e a target, in alcuni casi, si possono posizionare anche da soli.

Se già in questa fase hai delle difficoltà, considera sempre che potrebbe esserti utile una consulenza SEO.

Ottimizzare la User eXperience (UX)

Cosa c’entra la UX con la SEO? Apparentemente poco o nulla, almeno a sentire le voci old school dei vari SEO specialist che insistono da sempre sulle solite cose (link, link e ancora link per posizionare al massimo il tuo sito); certo la link building ha ancora la sua dose di importanza, ma se riusciamo a lavorare su una buona User eXperience prima o poi Google, in un modo o nell’altro, finirà per accorgersene: vedrà che il tempo di permanenza medio degli utenti, ad esempio, è lungo, oppure che gli utenti interagiscono in modo intuitivo con esso.

Se un sito è veloce, immediato nell’uso e disegnato a regola d’arte non avrete problemi a farvi conoscere, e potreste essere citati o diventare famosi in modo indiretto: questo, ad esempio, perchè siete riusciti a fare un sito semplice, migliore della concorrenza. L’uso di una buona UX passa anche qui per una fase di test e di analisi che non tutti potrebbero essere in grado di fare in autonomia.

Creare contenuti share-worthy

Share-worthy è un termine derivato dallo slang di internet difficile da tradurre, ma che indica i contenuti che siano interessanti naturalmente da essere condivisi sui social. produrre contenuti che gli utenti trovino di valore serve, ad esempio, a garantirci una buona dose di visite mentre la SEO deve ancora produrre dei risultati, cosa che raramente farà nell’immediato, come visto.

Qualsiasi strategia SEO valida deve per forza di cose passare per una fase di produzione di contenuti del genere, in modo da posizionarsi non solo sui motori di ricerca ma anche nel mercato di riferimento: ad esempio, mediante produzione di guide e FAQ di riferimento per il settore, che ci rendano credibili pubblicamente. In questa fase, una piccola spinta può essere data dalle attività di link building, ovvero: cercare link esterni che possano linkare il nostro, e dai quali “ereditare” una parte della nostra visibilità. Attività del genere includono, ad esempio,

Titolo, URL e descrizione per disegnare un CTR elevato nelle classifiche

La fase di ottimizzazione onsite non è da trascurare, soprattutto se non l’avete mai fatta prima: si lavora tipicamente per aumentare e migliorare di qualche posizione i risultati di ricerca. Certo non sempre si riesce ad avere risultati stellari in poco tempo, ma con la vecchia cara tecnica del try & test, quindi provando varie combinazioni di title, slug degli URL, contenuti, meta-description e così via.

Un altro vecchio trucco onsite, del resto, è quello di aggiornare la data delle pagine, in modo che Google capisca che il contenuto è stato aggiornato: questo va fatto con cura e, ovviamente, non è detto che sia sempre una buona idea farlo (ad esempio i siti di news non sempre lo fanno, e non a torto).

Rich snippets e markup Schema.org per distinguersi in SERP

Sfruttare i markup di Schema.org permette di esporre dati nei risultati di ricerca che ci possano differenziare dalla concorrenza: è il caso dei siti che mostrano le “stelline” delle recensioni, oppure la foto e gli ingredienti da usare per una ricetta. Ci sono tantissimi rich snippets che è possibile utilizzare sui vari siti, a seconda dei casi e delle circostanze: per quanto non tutta la comunità SEO sia convintissima che si tratti di un vero e proprio fattore SEO, resta il fatto che è un tocco in più per dare importanza ai risultati di ricerca.

Ci sono casi sperimentati e da me analizzati negli anni i quali mostrano che, a volte, i risultati con rich snippets potrebbero essere cliccati più volte (CTR più alto della media).

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mm

Ingegnere informatico, SEO-addicted, mi occupo di ottimizzazione sui motori di ricerca soprattutto lato tecnico. Da qualche tempo vivo nella Capitale.

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