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Link Building: Perché i link sono ancora cosi importanti nell’algoritmo di Google?

Tutti li cercano, tutti li vogliono… che cosa sono? I link!

Chi vive di web sa che fin dalla nascita Google ha lavorato senza sosta, cambiando ed evolvendosi in continuazione per offrire risultati di ricerca sempre più soddisfacenti per i propri utenti, non mancando nemmeno di stravolgere persino la disposizione dei risultati di ricerca nelle classiche schermate.

In questa ottica di cambiamento continuo, c’è la possibilità che oggi l’importanza dei link – da sempre uno dei fattori fondamentali alla base dei criteri valutativi dei contenuti web – sia stata rivalutata o sia addirittura venuta meno?

I link: un segnale (incontrovertibile?) di qualità

Fin dagli albori, Google ha investito i backlink di una notevole importanza considerandoli uno dei principali criteri adottabili per valutare la qualità di un contenuto web.
Come una risorsa accademica di grande rilievo beneficia di menzioni da parte di altre ricerche sullo stesso argomento, così un sito che offre informazioni uniche, originali e di valore ragionevolmente verrà citato da portali che trattano lo stesso tema.

Cos’è la link building? Questo termine riassume una serie di pratiche volte a guadagnare link autorevoli verso il proprio sito al fine di incrementare il volume di traffico e di aumentare l’autorevolezza di un sito agli occhi del motore di ricerca generalmente attraverso la creazione di contenuti unici, di valore e di qualità, ma prima ancora preziosi per un certo tipo di pubblico.

Guide, raccolte di tool, video, podcast, infografiche sono classici casi di materiali realizzati per ottenere menzioni e condivisioni, in generale per fornire ai motori di ricerca ‘prove’ della autorevolezza e della notorietà acquisita, al fine di ottenere un migliore posizionamento sulle serp.

A differenza di altri segnali di gradimento – come quelli espressi mediante i social network – i link sono più difficilmente falsificabili, sebbene un fiorente mercato di backlink sia sorto e prosperato in questi anni a dispetto degli ammonimenti di Big G ai webmaster e dei continui aggiornamenti degli algoritmi di valutazione volti a penalizzare chi fa incetta di collegamenti al solo scopo di migliorare il posizionamento in serp.

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Moz ha riscontrato che almeno il 99,2% dei siti web analizzati che si posizionavano bene per una determinata keyword poteva vantare almeno un backlink: naturalmente non è affatto facile stabilire se una correlazione si esprime sotto forma una causa, ma si nota anche un migliore posizionamento con il crescere di numero di backlink che puntano a un dominio.

Lo stesso studio tuttavia porta alla luce anche che nel caso di serp non estremamente competitive la partita si può giocare anche senza tale vantaggio dalla propria parte.

La rilevanza di un link, come spiega ahrefs, è data dall’anchor text impiegato e dalla presenza di altri backlink che similmente puntano allo stesso dominio: non si tratta di un gioco dove ‘ogni testa vale 1’, in quanto ricevere un collegamento da un portale di rilevanza nazionale vale più di 10 collegamenti da parte di blog amatoriali.

Google, per bocca di John Mueller, ha fatto capire che focalizzarsi sulla link building non deve essere la priorità, e che sia meglio focalizzarsi su aspetti del sito che lo rendano gradito agli utenti. La cessazione dell’aggiornamento della barra di Pagerank lascia intendere come Google intenda spingere il meno possibile i webmaster a focalizzarsi sugli indicatori quantitativi di qualità (ergo, a come pensare a manipolarli) e a volgersi invece sul migliorare il più possibile i fattori che rendono la navigazione e consultazione degli utenti agevole e soddisfacente.

Creare contenuti virali, per loro natura attraenti e invoglianti, dalla grande capacità di attrarre link è lo scopo della link baiting: ne sono un esempio le infografiche, diffusesi al punto da essere considerate la nuova frontiera dello spam, le interviste, e naturalmente i contenuti dai titoli provocatori, ammiccanti (anche se molte volte questa pratica non è supportata da testi all’altezza delle premesse).

Possiamo credere che Google sia oggi sufficientemente avanzato da ignorare fattori di terza parte come link – ampiamente oggetto della manipolazione dei black hat SEO – per impiegare esclusivamente altri fattori endogeni di valutazione, come il tempo di permanenza, il numero di pagine visitate e il tasso di bounce rate?

La link building è ancora importante?

gold_linkNonostante i proclami e l’evoluzione del settore, i link rimangono ancora uno dei principali segnali di autorevolezza e rilevanza: creare contenuti di valore, utili e diversi da tutti gli altri è – sulla carta – l’unica strada da seguire per ottenere menzioni da altri blogger.

Sappiamo che Google ha già tentato di provare versioni di algoritmi scevre dall’importanza attribuita dai link: i risultati tuttavia non sono stati incoraggianti, e tali da portare a credere che la presenza di una buona quantità di backlink sia ancora sintomo di una convincente qualità dei contenuti.

Search Engine Land è convinta che la link building manuale non passerà mai di moda: la ricerca di siti, forum, community interessanti per il nostro target dal quale ottenere collegamenti è ancora una pratica diffusissima e quasi certamente necessaria, per emergere nei settori dalla grande competitività.

Le forme “pure” di attrazione dei link fanno leva semplicemente sulla qualità dei contenuti e sul valore che essi rivestono per gli utenti: le strategie di link building invece prevedono una serie di operazioni volte a ottenere collegamenti da altri portali, come attraverso la produzione di guest post, comunicati stampa, article marketing ecc.

Tuttavia – è un qualsiasi blogger italiano può confermarlo – nel web italiano ottenere link spontanei è tutt’altro che facile, tanto meno gratuito; l’attributo nofollow – nelle intenzioni di Google da utilizzare nel caso di recensioni di prodotti a pagamento e quando si citano risorse per le quali non si può garantirne la qualità – è spopolato al punto tale che oggi sembra quasi la norma ordinare agli spider di non trasmettere link juice.

La buona notizia è che Eric Ward, secondo quanto espresso dal suddetto studio di ahrefs, si dichiara convinto che un link, anche se nofollow, ereditato da un sito autorevole porta in ogni caso dei benefici, in quanto sarebbe irragionevole pensare che un motore di ricerca ignori un collegamento se proveniente da una fonte importante.

Lo studio di Stone Temple evidenza la presenza di link che puntano a una pagina nel caso dei domini dai migliori risultati in termini di posizionamento, tuttavia gli autori stessi del test fanno presente che di certo la presenza di ottimi contenuti è alla base di una fiorente presenza di citazioni da altri siti: come dire, i link devono essere giustificati dalla qualità!

Al momento, nulla lascia supporre che i link possano essere tranquillamente accantonati in un cassetto: probabilmente, invece, negli anni a venire vivremo una ridefinizione delle politiche di link building, forse più in favore di altri fattori quali la comprensione semantica dei testi, l’analisi di co-citations e co-occurrences e l’impiego di RankBrain per interpretare quelle serp specifiche per le quali il numero di link non si dimostra essere un criterio affidabile.

Anche Gianluca Fiorelli su Moz si dichiara convinto che la link building continua a rivestire importanza anche da un punto di vista semantico, essendo un valido strumento a supporto delle entità di ricerca, un collegamento tra i brand e le intenzioni di ricerca.

In definitiva, quale è il nostro consiglio?

Continuare certamente a produrre ottimi contenuti e a segnarli attraverso i canali sociali per ottenere menzioni e citazioni, ma allo stesso tempo concentrarsi sul migliorare il più possibile l’esperienza degli utenti, rendendo il tempo di caricamento e la navigazione quanto più scorrevole e invitante.

Avere tanti link è buono, ma avere tanti lettori soddisfatti e ancora meglio!
Tu cosa ne pensi? Raccontaci la tua opinione nei commenti! ^_^

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<p>Amo scrivere per il web!<br /> Amante (non ricambiato) della SEO, appassionato di libri, film e fumetti, credo che la scrittura possa essere un modo per rendere il web un luogo migliore.<br /> Su www.ilariogobbi.it trovi guide e approfondimenti su SEO e storytelling.</p>

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