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Google Bomb: cos’è e quali sono i casi più eclatanti, da Bush a Trump

Spesso si sente parlare di Google Bomb, o anche Google Bombing. Ma di cosa si tratta? A cosa serve e qual è la definizione di questo fenomeno? Alla fine si basa su un principio fin troppo chiaro: il motore di ricerca è una macchina con degli automatismi che possono essere scardinati e aggirati.

Anche se l’algoritmo è sempre più raffinato, e consente di lavorare su aspetti semantici che vanno oltre l’inserimento di keyword nel testo per avere dei buoni posizionamenti, c’è ancora la possibilità di incrociare casi interessanti di bombardamento ai danni di Google. Che fa di tutto per reagire al meglio. Le difese sono alte ma c’è qualche spiraglio per colpire i risultati del motore di ricerca.

Il concetto di Google Bomb non riguarda il semplice vandalismo cibernetico. Si lega a una critica social, o magari politica. Si vuole lanciare un messaggio. In cosa consiste tutto ciò? Perché è importante affrontare l’argomento? Ecco una carrellata di esempi e una spiegazione chiara.

Cos’è Google Bomb: definizione

Con il termine Google Bomb (o bombing) si intende un lavoro svolto da uno o più soggetti per influenzare il comportamento del motore di ricerca in modo da falsare i risultati. Il meccanismo è quello di sfruttare una caratteristica dell’algoritmo per influenzare il ranking e mettere in primo piano dei risultati che, in linea di principio, non corrispondono a contenuti di qualità.

“Google-bombing is done for either business, political, or comedic purposes (or some combination thereof).[1] Google’s search-rank algorithm ranks pages higher for a particular search phrase if enough other pages linked to it use similar anchor text”.

Il testo preso da WikiPedia lascia delle informazioni chiare per chi cerca una buona definizione di Google Bombing. Soprattutto dà dei riferimenti importanti per capire come funziona un’attività del genere. Che punta a falsare i risultati del motore di ricerca ma, al tempo stesso, permette di veicolare un messaggio potente e preciso. Ovviamente Google non condivide e cerca di limitare il tutto.

Da leggere: link building Vs link earning, cosa scegliere?

Come funziona il Google Bombing

Il meccanismo di base è semplice per chi conosce le regole del posizionamento SEO. Se uno dei fattori più importanti per avere visibilità sui motori di ricerca sono i link in ingresso, il Google Bombing consiste nell’inviare una marea di collegamenti alla pagina che si vuole colpire. Con una caratteristica particolare: l’anchor text del link, un passaggio che svolge un ruolo decisivo in questo equilibrio.

Il testo usato come ancoraggio per la menzione influenza Google comunicando la pertinenza della query. Detto in altre parole, se aggiungo un link a una pagina con l’anchor text “ottimizzazione SEO” sto comunicando al motore di ricerca che quella risorsa è valida per l’argomento citato.

Da questo punto prende vita il Google Bombing: aggiungere tanti link a una pagina con un determinato anchor text la rende pertinente per quella query. Così, ad esempio, posso fare un lavoro di link building virtuoso. Ovvero con un obiettivo di marketing. O posso usare questa soluzione in modo che una pagina appaia per delle query inattese. Su questo punto si impernia il Google Bomb.

La posizione ufficiale di Google

Da Mountain View, chiaramente, parte una voce contraria a questo modo di veicolare idee e contenuti. Infatti, da diverso tempo il motore di ricerca più famoso del web ha introdotto modifiche sostanziali all’algoritmo per evitare che si possano verificare casi del genere. Sono dei passaggi automatizzati e non manuali, e la motivazione di questa scelta è stata espressa da Google:

“We’re also reluctant to alter our results by hand in order to prevent such items from showing up. Pranks like this may be distracting to some, but they don’t affect the overall quality of our search service, whose objectivity, as always, remains the core of our mission”.

Google ha come obiettivo mostrare risultati indipendenti e frutto di ricerche collegate all’algoritmo. Influenzare a mano una serp vuol dire inserire un fattore umano e questo non rientra in un sistema indipendente. In ogni caso oggi è diventato impossibile lavorare con il Google Bombing… Ma siamo sicuri?

Esempi: Bush, Berlusconi, Trump

Ci sono dei casi eclatanti, degli esempi che rappresentano un vero e proprio manifesto del Google Bomb. Di cosa sto parlando? Allora, uno dei casi più eclatanti, e che ha attivato anche il radar di Mountain View, è stato quello di Bush. Nel 2004 fu registrato l’inizio di questo attacco che tendeva a collegare la query “miserable failure” ai siti di riferimento del presidente George Bush.

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Un esempio storico di Google Bombing.

In realtà qui stiamo parlando del sito della Casa Bianca, e il Google Bombing è durato ben 3 anni. Questo vuol dire che le forze impegnate in quest’attività sono state senza precedenti. Anche Silvio Berlusconi è caduto nella trappola: se nel 2006 digitavi la parola “buffone” su Google Italia appariva in prima posizione il sito web ufficiale dell’ex premier. Il caso si ripropone nel 2014, con grande sorpresa.

In piena era Knowledge Graph, bastava chiedere sul motore di ricerca “quanto è alto un nano” per avere la risposta automatica di Google. Che riportava statura e scheda di Berlusconi.

L’ultimo esempio di Google Bombing

Sono casi che risalgono al passato? Il Google Bombing è ormai scomparso? Non credo. Di recente anche Donald Trump è stato interessato da quest’attività: digitando la parola “idiot” su Google Image apparivano una serie di foto del Presidente degli Stati Uniti d’America.

La protesta è stata portata avanti da una serie di contestatori britannici che non vedono di buon occhio Trump. Comunque, a prescindere dall’essere d’accordo o meno con tutto ciò la prova è semplice: ancora oggi è possibile piegare l’algoritmo. Con tutti i pro e i contro di questa realtà.

Per approfondire: come diventare esperto SEO

Hai visto un caso di Google Bombing?

Forse in passato era più facile smuovere l’algoritmo per creare dei casi di bombardamento a discapito di Google. Eppure anche oggi si può avere la fortuna (o la sfortuna, dipende dai punti di vista) di incrociare un risultato del genere. Quello di Trump è una situazione recente, ma forse ricorderai anche tu i casi più eclatanti. Quali sono? Vuoi aggiungere qualcosa a questa lista?

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Ciao, mi occupo di scrittura online e copywriting. Lavoro nel mondo del web marketing e ho scritto due libri dedicati al blogging. Insomma, sono uno che scrive.

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