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Javascript nei siti: come viene interpretato da Google?

Martin Splitt di Google ha pubblicato un nuovo video sul canale Youtube ufficiale di Google in cui chiarisce il funzionamento della scansione dei contenuti web con Javascript all’interno.

Come funziona la scansione di Javascript in Google

In breve: il javascript può essere usato e viene rilevato correttamente da Google. Unico problema sono i tempi con cui questo processo avviene, perchè potrebbero non essere immediati. A differenza di qualche anno fa, infatti – in cui Google poteva rilevare solo contenuti in HTML – ad oggi è in grado di rilevare anche quelli dinamici lato client: e meno male, verrebbe da dire. Quando Google scansiona delle pagine contenenti Javascript esiste un passaggio extra rispetto alla normale scansione di HTML statico: questa fase è, tecnicamente, chiamata di rendering. Una volta che il crawler è passato, in sostanza, non c’è garanzia sul fatto che tutto il contenuto in JS venga rilevato immediatamente: questo, ad esempio, per via di eventuali politiche di rinvio dell’esecuzione (attributo async nel tag <script>, ad esempio) che di solito vengono previste dai creatori dei theme per motivi di efficenza. In seguito, inoltre, il crawler di Google passerà più volte anche seguito, a verificare se ci siano cambiamenti nella pagina, e tenterà di rilevare tutto il contenuto all’interno della stessa pagina (JS incluso).

In genere, quindi, il contenuto in JS deve essere:

  1. scaricato;
  2. parserizzato;
  3. eseguito.

Tre fasi che possono ricorrere anche ciclicamente, e che non avvengono necessariamente nell’ordine indicato. Rendere un sito con molte parti in JS non è banale, tra l’altro, e richiede conoscenze di programmazione avanzate – anche se Google promette di proporre nuove guide per indicare al meglio come eseguire questa operazione. Quello che emerge dal video, comunque, è che nella gestione di circa 130 miliardi di pagine web complessive, i contenuti in JS vadano ad influenzare il crawl-budget a disposizione di ogni sito, per cui se delle componenti non funzionano o generano errori si rischia di sprecarlo per nulla e di lasciare parte del sito invisibile al motore.

Da leggere:   Google e Huawei: che sta succedendo

Come fare scansionare le parti in JS a Google?

Nel video Martin non spiega nel dettaglio come fare a garantire la scansione di contenuti generati o gestiti da JS (ad esempio un menu a scomparsa o un accordion), ma sostiene che essa avvenga in automatico a costo di attendere un po’ di più rispetto alla scansione ordinaria di HTML. Del resto, ad oggi, qualsiasi sito web contiene qualche componente in JS, che sia anche soltanto il menù principale, per cui le tecniche che si possono usare per aumentare tali probabilità solo le stesse utilizzare per velocizzare il caricamento delle pagine web.

Tra queste tecniche troviamo, ad esempio:

  1. la compressione dei file JS mediante minificazione (minify);
  2. l’inclusione di più file javascript in un singolo file .js;
  3. la riduzione del numero di chiamate HTTPS, che di solito è conseguente al punto precedente;
  4. l’eventuale uso di HTTP/2 per parallelizzare e rendere più rapide le chiamate HTTP;
  5. l’uso dell’attributo async nel tag <script>.

Il video

Il video integrale con la spiegazione completa, affidata ad una nuova web serie disponibile su Youtube, è il seguente.

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Ingegnere informatico, SEO-addicted, mi occupo di ottimizzazione sui motori di ricerca soprattutto lato tecnico. Da qualche tempo vivo nella Capitale.

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