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Google rimuove ufficialmente il supporto agli attributi di paginazione rel=”prev, next”

Google ha deciso di rimuovere il supporto ai tag di paginazione rel=”prev” e rel=”next” in via ufficiale, come annunciato da un tweet di “Pulizie di primavera”. Il tweet in questione è il seguente, del 21 marzo 2019:

Si tratta indubbiamente di una delle novità SEO più importanti del nuovo anno: significa, tra l’altro, che le pagine intermedie di paginazione, quelle con /page/1, /page/2, … di WordPress – croce e delizia di ogni SEO – non saranno tecnicamente più considerate importanti da indicizzare. Il tema a mio avviso è molto importante, e offre rinnovati spunti di riflessione su un argomento che – per esempio – Yoast SEO ha da tempo deciso di ignorare (e non si capisce bene perchè: al momento, infatti, con SEO Yoast non è possibile mettere in noindex la paginazione, nè mettere in nofollow i link con rel=”next, prev”). Togliendo il supporto alla possibilità di mettere in noindex questa pagine intermedie, sostanzialmente inutile nella stragrande maggioranza dei casi, si è arrivati alla decisione di rimuovere il problema all’origine: quantomeno Google, in sostanza, non ci dovrebbe più fare caso.

Rel=prev/next è stato, a suo tempo, un segnale SEO piuttosto importante a livello di indicizzazione dei contenuti: un sistema utilizzato dalla maggioranza dei blog attuali, e sul quale molto è stato discusso anche in termini di posizionamento (probabilmente senza un vero motivo, visto che nell’annuncio si parla di indexing signals). Sostanzialmente serviva dire che le pagine fossero in una qualche relazione tra di loro, ad esempio che fossero tutti articoli del blog. C’è però un problema di fondo in questo approccio: questa informazione Google la può tirare fuori già dalle sitemap, ammesso che siano ben formate e che le categorie del blog siano consistenti.

Gli URL di paginazione intermedia (/page/1, ecc.) in qualche modo andrebbero a sovraccaricare il crawl budget del sito in questione, con il risultato che si finiva per indicizzare su Google contenuti il più delle volte non rilevanti, proprio perché intermedi e, come se non bastasse, parzialmente duplicati. Se si pensa alla paginazione infatti, questo tipo di contenuti includono estratti (excerpt) dell’articolo che sono già presenti nell’articolo originale, per cui non ha molto senso indicizzala in questi termini – nè Google sembrerebbe ricevere informazioni significative sulla struttura del sito mediante essa. Molto meglio, almeno in generale, indicizzare per bene i contenuti singoli degli articoli, in modo da dare maggiore valore aggiunto, più concreto, al nostro sito web.

Da leggere:   Search Console: l'unificazione dei report dei dati delle diverse versioni dei siti

Sono all’attivo parecchie discussioni (soprattutto sul canale Twitter di John Mueller), e – come spesso avviene in questi casi – la discussione è aperta: ognuno pensa la struttura del proprio sito, che è diversa da quella di chiunque altro. Nessuno pretende di avere la verità in mano, ovviamente: in caso di dubbio basta porre in noindex le pagine che non si vogliono indicizzare, e risottoporlo via Search Console.

Il fatto che Google abbia deciso di trascurarlo ufficialmente è un segnale senza dubbio significativo, e da tenere in considerazione.

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Ingegnere informatico, SEO-addicted, mi occupo di ottimizzazione sui motori di ricerca dal lato tecnico e contenutistico. Da qualche tempo vivo nella Capitale.

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