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Crescita del “no click” su organico e strategie SEO

Una recente analisi condotta nel mercato statunitense ha prodotto dei risultati per nulla rosei per quanto riguarda la SEO. L’analisi ha riguardato il comportamento degli utenti nelle serp di Google, in particolare il rapporto tra le ricerche e i click successivi.

Quello che si è notato è una crescita esponenziale degli utenti che non cliccano su alcun risultato (soprattutto da organico), dopo che hanno effettuato una ricerca. Mentre la crescita dei no click su desktop è più contenuta, parecchio allarmante è quella che riguarda il mobile. La fascia temporale in cui sono stati analizzati i comportamenti degli utenti è quella dal 2016 al 2018.

Sono stati analizzati tre tipi di comportamento degli utenti:

  • No click
  • Click nei risultati a pagamento
  • Click nei risultati organici

Ricerche da Desktop

In base ai dati che la ricerca fornisce, circa un terzo degli utenti che effettuano ricerche su Google poi non clicca su nulla. I cambiamenti da desktop però tra il 2016 e il 2018, come abbiamo accennato, sono limitati:

  • I no click sono passati dal 32.7% al 33.6%
  • I click nei risultati a pagamento dal 4.6% al 6%
  • I click nei risultati organici invece sono scesi dal 62.7% al 60.4%

Ricerche da Mobile

“Allarmanti” invece i cambiamenti registrati nel comportamento degli utenti, nella stessa fascia temporale, però sui dispositivi mobili (in particolare per quanto concerne la parte organica della serp). Vediamoli nel dettaglio:

  • I no click sono passati dal 56.1% al 61.4%
  • I click nei risultati a pagamento dal 3.9% a 8.9%
  • I click nei risultati organici invece sono collassati dal 40.1% al 29.7%

Le ragioni del no click sui risultati organici

Le motivazioni dell’incremento dei no click da organico sono presto dette. Gli utenti trovano la risposta che cercano ancora prima di imbattersi nei risultati organici. Tali risposte spesso provengono proprio dagli “answer box” che Google fornisce nella posizione zero.

Da mobile il risultato è ancor più amplificato dal fatto che il “primo screen” di molte query, finisce spesso per essere monopolizzato da answer boxes, ADS, pop-out video e altri risultati diversi da quelli organici. Così gli utenti trovano plausibilmente quello che cercavano prima di imbattersi nell’organico, e i click su questi risultati ne risentono ampiamente

Dal dispositivo ridotto gli utenti sembrano dimostrare di aver ancor meno voglia di scrollare ulteriormente per “scoprire” i risultati diversi dalle risposte dirette di Google o dagli annunci a pagamento.

L’utente che non clicca su nulla, soprattutto che non lo fa sui risultati “democratici” di Google, è una bella gatta da pelare per chi fa SEO. Questo comportamento rende potenzialmente sempre più marginale l’attività di posizionamento SEO.

Strategie SEO: occorre un approccio di marketing integrato

In questo contesto di difficoltà oggettive per i webmaster, la strategia SEO deve focalizzarsi su alcuni punti:

  • Ok la prima pagina dei risultati di ricerca, ma saranno sempre più le prime tre o quattro posizioni ad essere essenziali.
  • Lavorare per cercare di apparire negli answer box di Google alla posizione zero (anche se, come abbiamo visto, spesso questo non si traduce necessariamente in un click di approfondimento verso il sito web).
  • Local Search: le mappe restano prominenti nelle serp geolocalizzate. Bisogna lavorare bene anche sull’ottimizzazione delle schede Google My Business.
  • Motori Verticali: occorre lavorare per ampliare la presenza del proprio sito web anche nei motori verticali di Google (shopping, video, immagini, notizie, ecc.).
  • Diversificare: infine il consiglio che rimane centrale su tutto, è quello di mettere in piedi una strategia di marketing che non sia focalizzata solo sulla SEO, ma diventi per forza di cose integrata.
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Proveniente da studi umanistici, appassionatosi strada facendo di SEO, web content editing, digital marketing (e altri paroloni inglesi). Tennis, lettura e serie TV nel tempo libero.

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